Donne Vittoriose

Alina Elisabeta Racu

Alina Elisabeta Racu

Il racconto della donna che giovedì sera ha ucciso un rapinatore armato nel bar dove lavora

Sembrava un giovedì sera come un altro a Fiumicino, sul litorale romano, quando poco prima delle 20, nel bar Coffee Break di via
Hermada, due giovani malviventi Cristian Ferreri, 30 anni, e Manuel Musso, 29, entrano per una rapina che frutterà loro appena 350 euro. In quei momenti di agitazione, Manuel Musso, uno dei due rapinatori si avventa su una dipendente dal bar, Alina Elisabeta Racu, 40 anni, romena di nascita ma residente in Italia da più di dieci anni. L’uomo la fa cadere a terra all’indietro, si mette a cavalcioni su di lei e le punta una pistola al volto. Ma Alina non si lascia prendere dal terrore, con una mano riesce a scostare la pistola dal suo volto e con l’altra afferra un grosso coltello da porchetta con il quale trafigge al petto il malvivente, che si accascia su di lei. L’uomo viene poi portato via dal complice. Verrà trovato morto in un campo incolto poco distante dal luogo della rapina.

Malgrado lo choc la donna ha trovato il coraggio di raccontare quei terribili momenti. “In quegli attimi concitatissimi – ha detto Alina -, ho pensato a mio figlio e a mio marito, ho visto la morte in faccia, ma sono rimasta lucida, quel balordo mi spingeva e io sono caduta all’indietro nel retrobottega dove prepariamo i tramezzini. La mano dell’uomo che mi voleva uccidere tremava, una sciarpa gli copriva il viso, riuscivo però a vedere i suoi occhi iniettati di sangue. È stato in quel momento che gli ho afferrato il braccio con una mano spingendoglielo verso l’altro. Ho sentito degli spari, ho afferrato un coltello e istintivamente mi sono difesa. Quel ragazzo mi si è accasciato addosso, poi è arrivato il suo complice e l’ha portato via”.

Eppure, nonostante questo dramma e nonostante il fatto di essere indagata per omicidio volontario (un atto dovuto per la legge italiana, ma sempre qualcosa di pesante da sopportare per chi vive queste situazioni), Alina è tornata sabato nel bar dove lavorava.
Ha avuto la forza di tornare in quel luogo dove poco più di ventiquattro ore prima aveva vissuto sulla sua pelle momenti di grande
terrore. E’ andata lì anche per ripulire le tracce visibili di quella maledetta serata. Di sicuro altre tracce non visibili ma certamente più dolorose rimarranno in lei, che non avrebbe mai voluto trovarsi in quella situazione che ha distrutto più di una famiglia. Ma nell’asprezza del dramma non si può non notare nelle sue parole una lucidità, una dignità e una compostezza che fanno di Alina una donna forte e determinata anche in un momento estremo come quello che ha passato.

Allora non ci resta che dire una sola cosa: brava Alina, ti sei difesa con coraggio. E noi saremo con te.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/rapina-la-barista-vuole-lasciare-fiumicino-1793660/
http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/fiumicino_rapina_barista_uccide_bandito_coltellata/notizie/519561.shtml
http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/fiumicino_barista_uccide_rapinatore_alina_commercianti/notizie/523011.shtml

Cathy Brown con la figlia Lisa

Cathy Brown con la figlia Lisa

Una donna di Medford, nell’Oregon, tornata a casa di notte dal lavoro, ha trovato un uomo in camera da letto, che ha tentato di aggredirla. La donna ha reagito e dopo averlo picchiato lo ha tenuto fermo insieme alla figlia in attesa dell’arrivo della polizia.

Era da poco passata la mezzanotte di domenica 4 agosto, quando Cathy Brown, 41 anni, di Medford è tornata nella sua casa di Berkeley Way. La porta di ingresso era socchiusa, mentre la porta della camera da letto era chiusa a chiave.

“Sono riuscita a prendere la chiave di riserva e ho aperto la porta, e mi sono trovata davanti quest’uomo – ha raccontato Cathy -. Ha cercato di aggredirmi ma ho reagito immediatamente. L’ho afferrato per le orecchie e gli ho fatto sbattere la faccia contro il mio ginocchio”.

La figlia 23enne di Cathy, Lisa, incinta di 5 mesi, stava dormendo. I rumori e le urla della colluttazione l’hanno svegliata e ha così potuto chiamare il 911. Cathy ha continuato a combattere contro l’uomo, riuscendo a trascinarlo dalla camera da letto al corridoio, dove la lotta è continuata. L’uomo ha provato a rispondere tirando qualche calcio andato a vuoto ma la reazione della donna è stata ancora più decisa. Cathy lo ha infatti colpito con alcuni calci allo stomaco e al viso, arrivando poi a stringendogli il collo tra le mani. La figlia Lisa, assistendo alla furiosa reazione, ha detto: “mamma, per favore, smettila, altrimenti lo uccidi!”.

“Mi è andata bene. Ci stava implorando di chiamare la polizia – ha raccontato Cathy -. Era nel soggiorno e stava provando a scappare ma mia figlia è riuscita a bloccarlo e a sottometterlo”.

Secondo il racconto di Cathy, la polizia è arrivata pochi minuti dopo la chiamata. Quando gli agenti sono entrati in casa hanno trovato l’uomo per terra, tenuto fermo dalle due donne e sanguinante dal naso e dalla bocca.

La polizia ha arrestato Chris King, 23 anni, incensurato. E’ stato incriminato per furto, rapina e molestie. Sarà trasferito in carcere al momento delle dimissioni dall’ospedale, nel quale è in cura per le ferite alla testa, alla schiena, al torace e alle braccia.

“Le donne – ha detto Cathy – non sono sempre come un uomo le pensa. Il fatto che sia una donna non vuol dire che essa non sia capace di reagire e di metterti ko, ed è anche per questo che non mi metterei mai tra una donna e i suoi figli”.

Becki Salmon (sulla dx) subito dopo aver tratto in salvo il bambino, che può ora riabbracciare la madre.

Becki Salmon (sulla dx) subito dopo aver tratto in salvo il bambino, che può ora riabbracciare la madre.

Una coppia della Pennsylvania stava posando per il proprio servizio fotografico prematrimoniale sulle rive di un pittoresco torrente quando il romantico pomeriggio si è trasformato in una situazione di vita o di morte, in cui la futura sposa è coraggiosamente intervenuta.

Becki Salmon, 30 anni, e il suo fidanzato, Matt Werner, 33 anni di Andorra, si trovavano lungo le sponde del torrente Wissahickon a Fairmont Park, sabato scorso per una sessione di foto in vista del loro matrimonio.

La coppia aveva già trascorso tre ore al caldo e all’umidità quando all’improvviso è comparso nell’obiettivo del fotografo un bambino che entrava nelle torbide acque del torrente.

“Stava chiaramente lottando per tornare in superficie – ha detto Becki alla televisione. – La sua testa entrava ed usciva dall’acqua. Sapevo che sarebbe affogato”.

Senza pensarci un momento, la giovane futura sposa è corsa in aiuto del bambino, si è tolta le infradito e si è tuffata nel torrente con gli abiti indosso. “Se avessi avuto il mio abito da sposa mi sarei tuffata lo stesso”, ha detto Becki nell’intervista.

La donna, senza alcuna paura, è riuscita a raggiungere il piccolo lottando per restare a galla nel torrente, lo hai poi sistemato sulla sua spalla e gli ha dato alcune pacche sulla schiena per aiutarlo ad espellere l’acqua che aveva ingerito. La madre del bambino di 5 anni, disperata, ha presto raggiunto Becki nel torrente per aiutarla nel salvataggio.

Tutta la scena è stata documentata da Ken Beerger, il fotografo di Becki e Matt, che ha ripreso la donna entrare in azione e precipitarsi nell’acqua per salvare il bambino.

Il piccolo, visibilmente provato, è stato abbracciato dalla madre mentre Becki gli accarezzava dolcemente la schiena.
La fortuna per il bambino e la sua famiglia è stata quella di trovarsi in vacanza nel posto giusto al momento giusto, Becki è infatti un’esperta bagnina e lavora come paramedico in un reparto di emergenza. Lo stesso lavoro del futuro marito Matt.

“Una volta che fai questo lavoro – ha detto Becki – non pensi nemmeno alla tua reazione, è semplicemente quello ti viene da fare”.

Fonte: dailymail.co.uk

ckkg

Aggredita all’uscita da scuola, sfodera due mosse di karate e mette ko l’assalitore. Brutta avventura – ma a lieto fine – per una ragazza di San Giuliano che frequenta la media Milani. Venerdì scorso l’adolescente, 14 anni, è stata aggredita da un balordo che le ha rubato le chiavi di casa dopo averla seguita e afferrata alla gola. E anche se la vittima, esperta di arti marziali, è riuscita a divincolarsi e a fuggire, l’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza. Genitori e insegnanti chiedono ora un potenziamento dei controlli.

Sono le 12.40. La ragazza, che non frequenta l’ora di religione, esce da scuola prima dei compagni e s’incammina verso casa in via Cavour, nel pieno centro di San Giuliano. È da sola, ma ha fatto quel tragitto centinaia di volte. E poi la meta è vicina. Passa qualche minuto, la studentessa ha già in mano le chiavi dell’appartamento dove vive con i genitori, a soli 400 metri dalla scuola. Non si accorge che un uomo la sta seguendo. In un attimo il balordo sferra l’attacco. Cinge la preda da dietro, senza proferire parola e le strappa di mano le chiavi. Ma la vittima, a sorpresa, reagisce. Colpisce l’aggressore con una raffica di gomitate in diversi punti del corpo.

E mentre l’uomo batte in ritirata col bottino, la 14enne corre a casa e racconta l’accaduto ai genitori. Spavento a parte, la ragazza sta bene. Ieri ha raggiunto la caserma dei carabinieri insieme al papà, per sporgere denuncia. Le indagini sono partite, anche se gli indizi a disposizione degli inquirenti scarseggiano. Dell’aguzzino c’è solo un identikit parziale poiché la vittima, sorpresa alle spalle, non è riuscita a distinguerne il volto. Un aiuto nelle ricerche potrebbe arrivare dalle telecamere di quartiere. Intanto, si lavora sulle analogie. Pare infatti che venerdì, poco dopo le 13, un uomo con lo stesso abbigliamento dell’aggressore (felpa scura e scarpe di pelle eleganti) abbia tentato di scavalcare la recinzione di una scuola elementare di San Giuliano, prima di essere notato e messo in fuga da un insegnante.

«Mia figlia fa arti marziali da quando aveva quattro anni e ha avuto la prontezza di reagire. Per fortuna – racconta il papà della vittima, L.A -. Quell’uomo si è limitato a rubarle le chiavi, ma per quel che ne sappiamo poteva avere intenzioni più pericolose, tanto più che mia figlia ha un fisico da adulta e non passa certo inosservata. Abbiamo cambiato la serratura di casa, ma non basta. Episodi del genere potrebbero ripetersi, chiediamo più controlli da parte di vigili e carabinieri».

Fonte: Il Giorno, 14 maggio 2012

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Aggredita sessualmente in pieno centro storico a Monza, una ragazzina di 15 anni ha reagito sferrando un pugno all’aggressore e ha poi chiamato la Polizia, facendolo arrestare. E’ accaduto nel primo pomeriggio di ieri. La studentessa e’ stata avvicinata da un romeno di 30 anni: nemmeno il tempo di tirare fuori il cellulare e l’uomo le si e’ buttato addosso, toccandola ripetutamente. La ragazza ha reagito sferrando un pugno e fuggendo. Poi ha chiamato il 112 e la Polizia ha raggiunto e fermato per violenza sessuale l’aggressore. Determinante anche l’aiuto prestato da un conoscente della ragazza di passaggio: mentre la giovane s’è rifugiata in un negozio, ha coraggiosamente impedito al delinquente di dileguarsi fino all’arrivo delle Forze dell’ordine.

Fonte: Giornale di Monza, 12 aprile 2013

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