Donne Vittoriose

La storia di Naomi, 13 anni. Mette in fuga un ladro con la kick boxing

Pubblicato da: Andrea V. su: mercoledì 17 marzo 2010


Una ragazza di 13 anni ha messo in fuga un ladro a colpi di kick boxing

Milano, ha trovato l’ uomo in casa: «E’ fuggito solo quando l’ ho ferito con un coltello»
«Io, tredicenne, ho cacciato il ladro a calci»
Naomi, uno e 70, appassionata di kick boxing: «E’ stato il coraggio della paura»

Adesso riesce anche a riderci sopra. L’ altra sera però, quando si è trovata uno sconosciuto in casa, ha passato attimi terribili. Ma ha avuto anche una grande prontezza di riflessi: ha colpito l’ intruso, prima con una ginocchiata ai genitali, poi con un coltello da cucina, mettendolo in fuga. Lei, la vittima, è una ragazzina di 13 anni che ne dimostra di più: alta un metro e settanta, robusta, un cespuglio di capelli biondi e due grandi occhi azzurri a incorniciarle un viso grintoso, da teen-ager spigliata. Si chiama Naomi Ambra, terza media il prossimo anno e la passione per il kick boxing, l’ arte di menare pugni e calci. E forse, memore di una lezione in palestra, ha sfoderato al momento giusto il colpo del ko. «E’ stato il coraggio della paura – ricorda la ragazza, sprofondata nel divano di casa accanto alla madre Elena, 45 anni, assistente socio sanitaria con l’ hobby della pittura -. In quei momenti reagisci come capita. Devi trovarti in mezzo. Mi è andata bene, ma se ci penso mi viene ancora da piangere». Naomi ricorda, attimo dopo attimo, l’ incubo. Da quando, poco dopo le 19.30 di domenica, saluta la madre che esce di casa per una commissione. «Non stare da sola – le dice la mamma – vai dalla zia che poi vengo a prenderti». La zia, Luisa, vive in via Ricciarelli, a pochi passi dal palazzone dell’ Aler di via Abbiati, in un quartiere popolare non lontano da San Siro, dove abita Naomi. Ma neppure il tempo di entrare in bagno per una doccia veloce e qualcuno, attraverso il giardinetto che comunica con la cameretta della ragazzina, entra nell’ appartamento. E’ un gioco da bambini: la camera è al piano rialzato e con la porta aperta. «Ho sentito dei rumori. Ho infilato l’ accappatoio e sono andata a vedere. Mi sono trovata di fronte un uomo dalla carnagione scura, un nordafricano, forse un marocchino. Baffi e capelli neri. Indossava una maglietta tipo polo, color beige. Lo sguardo spiritato e l’ alito pesante di chi aveva bevuto. Sono riuscita a dirgli “cosa fai qui?” e mi è venuto contro. Mi ha afferrato un polso e ha tentato di girarmi il braccio dietro la schiena. Ero terrorizzata e mi faceva male. Poi, mentre mi riempiva di insulti, alcuni in italiano, altri in arabo, ho trovato la forza di reagire. Un colpo provato più volte in allenamento: una ginocchiata al basso ventre». Un colpo proibito, che fa male. Che toglie il fiato. L’ uomo molla la presa. Si piega in due. Naomi, con il cuore che va a mille, corre d’ istinto in cucina e afferra un coltello. «Poi sono tornata di là. Ho persino urlato con tutta la rabbia che avevo in corpo, nella speranza che si spaventasse. Ma per costringerlo ad andarsene, l’ ho ferito di striscio al collo». Naomi è poi scoppiata a piangere. Un pianto isterico, con i singhiozzi che la soffocano. «Ho chiuso tutte le porte e sono corsa da mia zia. Senza mai voltarmi indietro». Michele Focarete

Fonte: Corriere della Sera – 23 luglio 2002

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