Pubblicato da: Andrea V. su: giovedì 22 agosto 1996
Turista giapponese mette ko l’aggressore a colpi di karate
“Non ero mai stato con una giapponese. Mi era venuta la fissa di averne una”. Si e’ giustificato cosi’ Lino Carlesimo, 33 anni, davanti al commissario Francesco Zerilli che l’ ha fatto rinchiudere nel carcere di Regina Coeli con l’ accusa di tentata violenza carnale. Non prima, pero’ , di essere stato pestato a dovere dalla turista giapponese che aveva aggredito: M.M. di 25 anni, che come tutti i suoi connazionali, e’ esperta di arti marziali. La vicenda si svolge nella notte tra lunedi’ 19 e martedi’ 20. La ragazza, che da circa un mese vive in una stanza presso un affittacamere in via Appia Nuova, rientra a casa verso le dieci e mezza di sera. M.M. e’ arrivata a Roma innamorata, come madame Butterfly, di un marinaio americano di stanza a Napoli. Quando non fa la spola tra la capitale e la citta’ partenopea, la ragazza approfitta per fare i suoi giri da turista. La sera rientra sempre verso le dieci. Lino Carlesimo, nato a Sanremo e residente a Termoli, ha affittato anche lui una camera nello stesso appartamento, da quando ha trovato lavoro come garagista di notte in un’ autorimessa ai Parioli. Carlesimo ha spiato i movimenti di M.M., sa che rientra sempre verso quell’ ora, sa anche che nelle due rimanenti camere in questo periodo non c’ e’ nessuno. La sera del 19 decide di tendere un agguato alla ragazza. Per stare tranquillo, chiede addrittura al suo datore di lavoro il permeso di iniziare il turno piu’ tardi. M.M. rientra, attraversa il corridoio, infila la chiave nella serratura della sua stanza e all’ improvviso vede un’ ombra che le salta addosso con intenzioni inequivocabili: le strappa i vestiti, la getta a terra e comincia a palparla cercando di denudarla completamente. La ragazza urla e si dimena, ma nessuno la sente. L’ uomo, tirandola per i piedi, apre la porta della stanza, la trascina dentro, riesce a strapparle il reggiseno. A questo punto e’ talmente sicuro di essere ormai arrivato all’ obiettivo, che la lascia un attimo per togliersi a sua volta i vestiti. Ed e’ in quell’ attimo che lei si ricorda di essere giapponese e di conoscere qualche nozione di difesa personale. Senza esitazione, sferra contro lo stomaco dell’ assalitore un calcio tremendo, che lo lascia stordito per qualche secondo. La ragazza afferra i vestiti e scappa. L’ uomo si riprende, la insegue, la afferra di nuovo sulle scale. Lei gli tira un altro calcio che lo mette k.o. giusto il tempo per rivestirsi e arrivare fino al commissariato dell’ Appio Tuscolano. Qui racconta al commissario Zerilli quanto le e’ accaduto. Gli agenti della Squadra mobile corrono nella casa sull’ Appia Nuova ma non trovano nessuno. Lei li aiuta dicendo che tra gli inquilini conosce un nome, un certo Lino. Gli agenti scoprono che un Lino Carlesimo ha affittato una stanza nell’ appartamento e che lavora come guardiano notturno in un garage ai Parioli. Battono a tappeto le autorimesse del quartiere, finche’ non lo trovano, in un locale di via Manfredi. Il garagista li’ per li’ nega tutto, tenta in tutti i modi di difendersi dalle accuse. Pero’ ammette di avere una passione per le “caratteristiche orientali” della giovane, di averla per questo corteggiata, di aver instaurato “un dialogo” con lei. Peccato che la ragazza parli solo inglese. E che dopo l’ aggressione si sia fatta medicare all’ ospedale San Giovanni, dove le hanno riscontrato numerose contusioni. Dagli archivi della polizia viene fuori anche un’ altra brutta storia, che non depone certo a favore di Lino Carlesimo: nel 1985 aveva subito gia’ una denuncia per violenza carnale. A questo punto per l’ uomo scattano le manette. Gli agenti lo accompagnano a Regina Coeli, dove questa mattina il sostituto procuratore Davide Iori, che si occupa del caso, lo sottoporra’ a un nuovo confronto con la ragazza.
Corriere della Sera – 22 agosto 1996