Donne Vittoriose

Una pagina su Facebook per i fan delle Donne Vittoriose

Pubblicato da: donnevittoriose su: Mercoledì 15 Luglio 2009

fcbk

Da oggi su Facebook è disponibile una pagina per tutti coloro che provano un senso di profonda ammirazione per tutte quelle donne che di fronte alla violenza o al pericolo hanno deciso di reagire, per loro stesse e per le persone che amano. Con la certezza che esse possano essere un esempio positivo per tutte le donne!
A tutte queste donne vogliamo dire, con sincera gratitudine:

BRAVE!

Una ex modella si è difesa con un pugno dal suo aggressore

Cliccate sull'immagine per diventare fan delle Donne Vittoriose su Facebook

Kimberly, l’eroina che ha fermato la strage di Fort Hood

Pubblicato da: donnevittoriose su: Sabato 7 Novembre 2009

Nonostante le ferite è riuscita a colpire l’autore dell’irruzione nella base texana

kmun2

Kimberly Munley

WASHINGTON – Una giovane poliziotta, Kimberly Munley, di 34 anni, una madre con una figlia di 3, è l’eroina di Fort Hood nel Texas. È stata lei a fermare, ferendolo gravemente in una fulminea sparatoria, Nidal Malik Hasan, l’autore della strage che ha fatto 13 morti e 28 feriti. Kimberly, un sergente della polizia civile nella grande base militare, è caduta a terra con due pallottole in una gamba e un polso perforato, ma con una pallottola al petto ha abbattuto Hasan, che aveva già esploso oltre 100 colpi contro le vittime. La poliziotta è fuori pericolo, in un ospedale dove sta subendo due operazioni chirurgiche, con il marito Matthew, un membro delle Forze speciali, e la bambina. Al suo sito Twitter sono già affluiti migliaia di auguri e ringraziamenti da tutta l’America.

ATTO DI EROISMO – «Ha dimostrato uno straordinario coraggio ed evitato una tragedia ancora più grave – ha detto il generale Robert Cone, il comandante di Fort Hood – ha compiuto un vero atto di eroismo a rischio della propria vita». La giovane, che ha il grado di sergente, era alla base nell’auto della polizia con un collega al volante. Ricevuto l’allarme alle 13,23, ha fatto irruzione sul luogo della strage alle 13,27, buttandosi fuori dalla macchina. Hasan, che stava inseguendo un ferito per finirlo, si è voltato e ha aperto il fuoco su di lei. Kimberly gli si è scagliata contro sparando. Non si sa quanti colpi l’omicida e lei abbiano esploso. Entrambi sono caduti a terra in una pozza di sangue. Un ufficiale medico è accorso, curando prima le ferite della poliziotta poi quelle, potenzialmente mortali, di Hasan. I due sono stati portati in elicottero a ospedali diversi. A causa delle sue cattive condizione, l’autore della strage non è ancora stato interrogato. La giovane si è limitata a dire: «Ho fatto il mio dovere».

LA SUA STORIA – Suo padre, Dennis Harbour, un ex sindaco di Carolina Beach, ha dichiarato di non essere rimasto sorpreso del coraggio della figlia. «E’ piccola di statura e minuta – ha riferito – ma è una straordinaria atleta e tiratrice. Fin da bambina ha fatto surfing e lotta giapponese ed è andata a caccia. Non ha mai avuto paura di nulla». Shaun Apler, un poliziotto di Wrightsville nella Nord Carolina, ricorda che Kimberly indossò la divisa a 25 anni e gli salvò la vita: «Un ricercato stava per spararmi, lei gli saltò addosso e lo buttò a terra. La chiamavamo il topolino che può». Nel 2002 la giovane si arruolò nell’esercito e venne mandata a Fort Hood, dove incontrò il futuro marito. Al principio del 2008, dopo il matrimonio e la nascita della figlia, ritornò a fare la poliziotta. Il generale Cone ha spiegato che Kimberley fu addestrata all’antiterrorismo: «Fece tanto bene che la prendemmo come istruttore. Nella polizia fa parte del team Swat, sa come agire in tragedie come questa. E’ un leader nato». Dal suo sito Twitter non si direbbe. Kimberley vi parla con amore della figlia, e con modestia del proprio lavoro: «Sono contenta se posso aiutare qualcuno nella vita». Maggiore aiuto a Fort Hood, ha concluso il generale, non poteva darlo. Quando visiterà la base, il presidente Obama si recherà da lei per ringraziarla.

Corriere della Sera – 07 novembre 2009

New York. Donna “schiaccia” il marito violento. Assolta per legittima difesa.

Pubblicato da: donnevittoriose su: Giovedì 5 Novembre 2009

pshh

-

Una notizia che ha quasi dell’incredibile. A New York un uomo di 51 anni, R. Bonds, ha aggredito per strada la moglie Anna Rhinehert, 40 anni, con un pugno al volto dopo che quest’ultima ha scoperto un tradimento.
La donna, alta 1 metro e 90 e dal fisico atletico, ha però reagito prontamente ed è riuscita a far cadere per terra il marito. Quando questi ha cercato di attaccare nuovamente la donna, lei lo ha bloccato per terra ed è salita in piedi sul suo petto mentre indossava i tacchi alti.
L’uomo, di copertura piuttosto esile, non è riuscito a resistere alla violenta calpestata della moglie ed è morto in ospedale poche ore dopo per lo schiacciamento del torace.
La donna, inizialmente incriminata per omicidio volontario, è stata però assolta dalla corte per la quale si è semplicemente trattato di legittima difesa.

New York Times – 8 giugno 2003

Australia. Ragazza tedesca mette ko due rapinatori col karate

Pubblicato da: donnevittoriose su: Giovedì 5 Novembre 2009

jb2

Juliana B., 20 anni, cintura nera di karate. Ha messo ko due rapinatori.

Due aspiranti rapinatori hanno preso di mira la vittima sbagliata lo scorso 24 ottobre ad Alice Springs, in Australia.

Una ragazza tedesca di 20 anni, Juliana B., si trovava in compagnia di una sua amica lungo un ponte pedonale quando sono state fermate da due uomini.

Gli uomini hanno chiesto loro una sigaretta. Alla risposta negativa uno di loro ha aggredito l’amica di Juliana.

Juliana, cintura nera di karate, ha sferrato tre pugni in faccia all’aggressore.  Quando le due ragazze hanno cercato di scappare sono state raggiunte dal secondo aggressore. Anche questa volta però, è stata determinante la reazione di Juliana che ha colpito l’aggressore con un calcio in testa.

La polizia ritiene molto probabile che, data la forza dei colpi inferti da Juliana, gli aggressori possano essere rimasti seriamente feriti, in particolare quello che ha subito il calcio in testa.

Gli investigatori hanno detto che la ragazza è stata molto coraggiosa ma invitano la gente a non reagire in questo modo se non si è esperti di arti marziali.

Donna svegliata di notte da uno stupratore. Lei reagisce e lo uccide.

Pubblicato da: donnevittoriose su: Domenica 18 Ottobre 2009

Una donna di 31 anni è stata svegliata di notte uno stupratore. Lei ha reagito e lo ha ucciso.

Una donna di 31 anni è stata svegliata di notte uno stupratore. Lei ha reagito e lo ha ucciso.

Deve essere il peggior incubo per ogni persona — svegliarsi dal sonno profondo per trovarsi uno sconosciuto sopra di te nel tuo letto.

Ma questo è realmente accaduto ad una donna di Albuquerque, nel New Mexico che è riuscita a sottomettere e ad uccidere uno stupratore dopo che questi era entrato nella sua casa.
La donna, che desidera essere identificata come “Mira”, è una madre single di 31 anni con un lavoro da impiegata. Lei afferma di avere agito in maniera istintiva, guidata solamente dal desiderio di uscirne viva.

Mira ha raccontato a Good Morning America (un programma televisivo americano simile all’italiano “Unomattina”, ndt) che lei era a casa da sola.
Si era addormentata nella sua camera da letto verso l’una di notte. Era una serata fresca e piacevole, non era ancora caldo pur essendo primavera inoltrata. Mira si era sdraiata indossando una maglietta e un paio di collant.
Poco dopo essersi addormentata si è svegliata trovandosi una torcia accesa puntata contro la sua faccia e un uomo mascherato a cavalcioni sul suo letto.

“Stavo dormendo profondamente, mi sono svegliata con un uomo che stava sopra di me” ha detto Mira a Good Morning America. “Immediatamente, mi è venuta la reazione di mandarlo via da me, a quel punto lui mi ha detto che aveva una pistola e io me la sono sentita attaccata al mio petto. Lui mi stava trattenendo per le braccia con entrambe le mani e la pistola era appoggiata sul mio petto, io sono riuscita a liberare la mia mano sinistra e ho spinto la pistola lontano da me.”

Mira ha iniziato a provare ad allontanarlo con le sue mani e i suoi piedi, usando qualche tecnica di arti marziali e di difesa femminile imparate alcuni anni prima.

“Vuoi morire?” ha chiesto.

A quel punto, qualcosa è scattato, e Mira ha deciso di reagire in maniera più decisa.
La donna (alta 1.65 per 60 kg di peso) ha lottato contro l’uomo (alto 1.80 per 80 kg) e lo ha fatto cadere sul pavimento.
Mira aveva adottato questa tecnica: aveva piegato una gamba e piantato un piede nel letto, poi aveva appoggiato l’altro piede contro il petto dell’uomo e aveva cominciato a spingere, facendolo ribaltare.
Mira è poi riuscita a recuperare la pistola.
Quando l’uomo ha tentato di rialzarsi e attaccare nuovamente la donna, lei gli ha sparato tre colpi, tutti andati a segno, che lo hanno centrato al petto.

Dopo aver sparato all’uomo, Mira era convinta di averlo soltanto ferito. Lei gli ha tolto il passamontagna per poterlo identificare, prima di andare nella casa del vicino per chiamare la polizia.

L’uomo è morto praticamente all’istante, e la polizia ha stabilito che la sua morte è da considerarsi come omicidio giustificabile. Ora gli inquirenti stanno cercando i collegamenti tra lo stupratore e altri casi irrisolti di violenza sessuale avvenuti ad Albuquerque.

La donna e la polizia hanno poi saputo che l’uomo, Michael Magirl, di 51 anni, era già stato condannato per stupro. Quasi venti anni prima aveva stuprato una donna nella propria casa mentre i bambini di quest’ultima dormivano nella stanza accanto. Era stato condannato a 30 anni di carcere ma era stato messo in libertà dopo 15 anni per buona condotta.

Nell’auto di Magirl, parcheggiata a due isolati dalla casa di Mira, sono stati trovato alcuni “attrezzi da stupratore” come una torcia, un paio di guanti e nastro adesivo. Dentro uno zaino sono stati trovati una federa e un binocolo.

Mira si era da poco trasferita in quella casa. Alcuni lavori non erano ancora terminati. Gli investigatori pensano che Magirl possa essere entrato attraverso una porta scorrevole a vetri, dove sono stati trovati segni di effrazione.

Fonti: ABC News e aware.org

Donna spara e ferisce il bandito in un supermercato

Pubblicato da: donnevittoriose su: Martedì 25 Agosto 2009

La vigilante spara e ferisce il bandito
Ora è indagata per tentato omicidio

L’uomo colpito, dopo essere salito a bordo della sua auto, è riuscito a percorrere solo poche centinaia di metri per poi schiantarsi contro un muro. Ora, si trova ricoverato all’ospedale Sacco di Milano e le condizioni sono gravi

Una donna ha sparato ad un rapinatore in un supermercato di Milano

Una donna di 31 anni ha sparato ad un rapinatore in un supermercato di Milano

24 agosto 2009 – Indagata con l’accusa di tentato omicidio la vigilante che ieri, intorno alle 18, ha sparato contro un rapinatore armato di coltello, in un supermercato di Pero, nel Milanese, ferendolo gravemente.

La guardia giurata, una donna di 31 anni che in quel momento era in coda alla cassa del Penny Market di via XXV Aprile, ha agito mentre si trovava fuori servizio.

In base a una prima ricostruzione del pubblico ministero Sergio Spadaro, la vigilante ha sparato due colpi di pistola. Il primo, quello che ha colpito E.A. a una gamba perforandogli l’arteria femorale, è stato esploso mentre il 43enne stava scappando con 140 euro di bottino.

La 31enne gli ha gridato di fermarsi dalla soglia del supermercato e poi ha premuto il grilletto da una distanza di 4, 6 metri, mirando alle gambe dell’uomo armato solo del coltello da cucina con cui poco prima aveva minacciato la cassiera. Poi, è uscita dal negozio e ha sparato un secondo colpo, stavolta in aria, mentre il malvivente tentava di proseguire la fuga.

L’indagata ha dichiarato ai carabinieri che quando ha esploso il primo proiettile, il rapinatore era girato verso di lei. La pallottola è entrata nella coscia di E.A. sotto il gluteo ed è uscita, dopo avergli perforato l’arteria femorale.

Il ferito sarebbe comunque riuscito a salire a bordo dell’auto con cui i rapinatori erano giunti, ma è riuscito a percorrere solo poche centinaia di metri per poi schiantarsi contro un muro.

Ora, si trova ricoverato all’ospedale Sacco di Milano in coma farmacologico e la prognosi è riservata. Sono in corso accertamenti per verificare se l’uomo avesse un complice.

Il Giorno (ediz. Milano) – 25 agosto 2009

Un colpo di tacco salva ragazza dallo stupro in pieno giorno

Pubblicato da: donnevittoriose su: Sabato 25 Luglio 2009

Una ragazza di Massa era arrivata in città con il treno per andare a trovare il suo fidanzato quando è stata aggredita. E’ riuscita ad evitare lo stupro prendendo a calci l’uomo che l’aveva già abbracciata e palpata in tutto il corpo

A volte i tacchi possono essere molto utili ad una donna

A volte i tacchi possono essere molto utili ad una donna

Si e’ sentita abbracciare e toccare in tutto il corpo, ma non ha avuto un attimo di esitazione: ha sfoderato una poderosa tacchetta al piede dell’uomo che l’aveva aggredita e quando lui ha abbandonato la presa, lei è scappata di corsa, raggiungendo la casa del fidanzato dove era diretta, salvandosi così da un più che probabile stupro in strada.

La violenza sessuale è avvenuta ieri pomeriggio poco dopo le 17 in pieno giorno, in via Trento, una via del quartiere umbertino tra piazza Brin e il ponte della Chiappa. Una ragazza di Massa di 23 anni era appena arrivata in città – via treno – per andare a trovare il suo ragazzo.

E’ scesa lungo le scale metalliche che si affacciano su via Fiume, sotto il muraglione della stazione, ha attraversato la strada e i giardini di piazza caduti del lavoro ed è arrivata in via Trento. Una via piccola e breve, dietro all’istituto professionale Einaudi, con tante auto parcheggiate l’una accanto all’altra. E’ lì, tra una vettura e l’altra, che è avvenuto il tentato stupro. La donna ha avuto la sensazione di essere seguita ma quando ha fatto per girarsi, è stata abbracciata e toccata ripetutamente nelle partiti intime. La sua reazione immediata ha fatto fuggire l’aggressore che lei ha solo intravisto: potrebbe essere una persona di colore. Una volta arrivata a casa del fidanzato, il giovane l’ha convinta ad andare subito nella vicina caserma della polizia municipale per denunciare l’accaduto. I Vigili urbani hanno fatto salire la ragazza di Massa su una delle loro auto di servizio e l’hanno accompagnata in un giro all’interno del quartiere umbertino, alla ricerca del suo aggressore. Dopo quasi un’ora di caccia all’uomo, la vettura dei vigili è rientrata alla base senza aver rintracciato l’uomo. Le indagini, comunque proseguono. E un contributo alla risoluzione del caso potrebbe venire dalle telecamere di sorveglianza situate nel quartiere.

Il Secolo XIX – 24 luglio 2009

Come si vive ad essere una preda

Pubblicato da: donnevittoriose su: Mercoledì 22 Luglio 2009

La drammatica testimonianza di una donna vittima della paura costante

di Chiara Scucces

.

.

I dati della questura di Ragusa e di Siracusa sembrano confortanti a fronte di quelli nazionali; ma è realmente così? O forse nascondono la paura che lo stalker incute alle sue vittime? Vi raccontiamo la storia di una donna che ha vissuto l’incubo di essere perseguitata.

Mi chiamo C., ho 26 anni, studio all’università di Catania dove tra poco conseguirò la specializzazione alla laurea già conseguita l’anno scorso. Sono stata una vittima di stalking e non pensavo che tutto ciò che fra poco vi racconterò potesse accadere a me. Non conoscevo il mio persecutore, lo avevo visto in giro qualche volta dal momento che non abitando in una metropoli i posti che si frequentano, soprattutto la sera, sono sempre i soliti.

Tutto è cominciato con semplici sguardi, che a poco a poco si sono trasformati in occhiate insistente ed invadenti; all’inizio non prestavo molta attenzione a questo “signore” che avrà il doppio della mia età; pensavo che mi guardasse come si guarda una bella ragazza, invece questo che lui considerava giochetto è degenerato. Era il primo gennaio del 2008, con i miei amici stavo prendendo una tazza di the in un bar e al momento del conto, il cameriere dice che la mia consumazione era stata offerta ma da chi non lo disse. Sul momento non ci feci caso, solo dopo un anno di angherie, ho realizzato che “lui” era lì anche quel giorno. Qualche giorno dopo, questa volta era sera, stavo cenando con dei miei amici in un locale molto conosciuto; anche in questo caso “lui” era lì.

A differenza, però, di tutte le altre volte che lo avevo incontrato ha approfittato di un momento di distrazione dei miei amici per avvicinarmi. Mi afferrò il braccio, cercando di attirarmi in disparte, ma riuscì a sottrarmi a quella presa e ad allontanarmi. Nelle settimane successive non accade nulla di particolare, continuavo ad incontrarlo dappertutto; dovunque andassi, me lo ritrovavo davanti. Poi, a metà febbraio, all’uscita da un locale (anche in quel caso “lui” era lì) salì nella mia macchina per tornare a casa. Cominciavo, però, già a modificare le abitudini quotidiane; infatti quella sera mi feci scortare da amici fino a casa. E non feci male, perché “lui” ebbe l’ardire di seguirmi fin sotto casa, a luci spente. Non mi accorsi subito di essere pedinata e quando lo feci era ormai troppo tardi: ero già arrivata a casa e così sapeva dove abitavo. Per motivi di studio e, non lo nego, per paura preferì trascorrere i mesi successivi a Catania e così fino al 23 giugno non ebbi più motivo di preoccuparmi.

Quel giorno era il mio compleanno e mi vidi recapitare a casa un mazzo di fiori, un profumo e un biglietto. Inizialmente, fui lusingata del pensiero; solo dopo aver letto il biglietto cominciai a capire. “Non azzardarti a toccare i tuoi splendidi ricci. Rimani come madre natura ti ha fatto”, fra le altre frasi che c’erano scritte. Alla fine, un nome, Giuseppe, e un numero di telefono.

Nel corso della giornata mi arrivarono altri fiori e altri regali accompagnati da biglietti che portavano però ognuno firme diverse; insospettita e spinta da mio padre, chiamai quel numero e mi rispose “lui”. Quando gli chiesi chi fosse e cosa volesse da me, rispose: “Io sono quello che ti ha fermato in quel locale e tu sei scappata”. A questa dichiarazione, cominciai ad innervosirmi e dissi chiaramente a “quel signore” di lasciarmi in pace, che non volevo le sue attenzioni, che non gradivo i suoi regali. E, alla luce dei fatti forse non avrei dovuto farlo, buttai tutti i regali e soprattutto il biglietto con il suo numero di telefono.

Passai un’estate orrenda, avevo paura ad uscire da sola; mi facevo accompagnare dovunque andassi, cercavo di non rimanere in un posto isolato, avevo paura anche per i miei fratelli, più piccoli e per i miei genitori. Non andavo più nei soliti locali perché sapevo che “lui” sarebbe stato dovunque fossi io. Alla fine di settembre, ebbi solo un momento di incertezza e “lui” lo colse: mi ero allontanata per prendere una cosa che avevo dimenticato in macchina e mi si accostò, mi sfiorò il braccio e mi sussurrò all’orecchio che voleva offrirmi qualcosa. Scappai immediatamente e mi diressi verso i miei amici che, vedendomi sconvolta, e capendone il motivo, si avvicinarono a “questo signore” e gli intimarono di lasciarmi stare. Sfiorammo quasi una rissa e sola alla fine “lui” si allontanò, non senza prima avermi lanciato quella a me sembrò una vera e propria minaccia: “Stasera mi hai fatto fare una brutta figura. Prima o poi me li dovrai concedere due minuti per parlarti”.

Quella sera ebbi davvero paura; prendevo già lezioni di fit-box, ma cominciai ad imparare qualche mossa di difesa personale: sapeva dove abitavo, come mi chiamavo, conosceva i miei amici e i posti che frequentavo. Cosa altro avrei potuto fare? E sopratutto mi chiedevo fino a che punto “lui” si sarebbe spinto? Il 20 dicembre, ancora una volta, lo ritrovai sotto casa; la sua macchina era lì e seguiva, a luci spente, quella dell’amico che mi era venuto a prendere. Cercammo di seminarlo; sembrava ci fossimo riusciti, ma poco dopo essere arrivati nel locale dove avevamo appuntamento con altre persone, arrivò anche “lui”. Era diventato davvero un incubo; mi seguiva dappertutto e lo faceva con una sicurezza ed una sfacciataggine che mi impauriva e mi innervosiva sempre di più. Non riuscivo più a rilassarmi, ero sempre preoccupata, avevo un’espressione corrucciata: “lui” era ossessionato da me ed io da “lui”.

La goccia che fece traboccare il vaso fu ai primi di gennaio. Era passato già un anno dal primo, innocente, gesto del the offerto. L’unico posto dove finora mi sentivo piuttosto al sicuro era la palestra; non l’avevo mai incontrato in quella zona, non mi aveva mai seguito fino a lì. Quel giorno, era il 2 gennaio, lo incontrai nel parcheggio. Mi precipitai fuori dalla macchina verso la palestra e, poco dopo, entrò anche lui; visitò la sala attrezzi, dove io mi ero rifugiata, e ad alta voce esclamò: “Credo che frequenterò molto spesso questa palestra” . Cambiai immediatamente palestra; ma “lui” riuscì a scoprirlo e me lo ritrovai davanti anche in questa nuova società sportiva.

Quella sera la situazione degenerò; c’era mio padre ad aspettarmi e, non appena lo vide, cominciò a gridare e a minacciarlo di lasciarmi in pace. E “lui” lo guardava, serafico, e poi guardava me come se fossimo noi due i pazzi. Sono andata subito dalle forze dell’ordine e ho avuto il coraggio di fare ciò che non avevo voluto fare prima: un esposto a cui è seguito un ammonimento nei confronti di “questo signore”. Purtroppo la legge che definisce attualmente lo stalking reato, ancora non era stata approvata, e quindi non ho potuto sporgere denuncia.

Le forze dell’ordine mi hanno rassicurato, mi hanno infuso un po’ di tranquillità; le associazioni antiviolenza che operano nel mio territorio mi sono state molto vicino e lo fanno ancora. Mi chiedo, però se l’ammonimento sia servito. Forse no. Continuo a ritrovarmelo davanti, ma mi dico che il posto in cui abitiamo è piccolo e che è inevitabile incrociarlo. Non esco ancora da sola, preferisco farmi venire a prendere e farmi accompagnare; insomma continuo ad vivere una vita semi blindata. Ho perso la spensieratezza che la mia età esige. Continuo ad avere paura e dovunque vada mi chiedo: “Lo vedrò?”

Il Giornale di Ragusa – 22 luglio 2009

Studentessa picchia rapinatore

Pubblicato da: donnevittoriose su: Sabato 11 Luglio 2009

Milano,calci e pugni e lo mette in fuga

.

.

Una reazione improvvisa e inaspettata ha messo in fuga un rapinatore. Protagonista del gesto una studentessa che si è difesa a calci, pugni e grida mentre rincasava ed è stata minacciata da un giovane con un coltello. L’aggressore è fuggito e poi è stato rintracciato ed arrestato dai carabinieri pco distante dal luogo dell’agguato, a Cornaredo, nel Milanese.

Il malvivente l’ha spintonata verso l’uscio con l’intenzione di rapinarla. La giovane ha vissuto attimi di terrore, ha pensato che il ragazzo potesse non accontentarsi di soldi e gioielli ma si è fatta coraggio, ha iniziato ad urlare e a colpirlo con calci e pugni fino a quando l’aggressore, disorientato, si è dato alla fuga. La descrizione fornita dalla ragazza ai carabinieri di Cornaredo ha indirizzato i militari verso una loro ‘vecchia conoscenza’: in casa dell’uomo hanno trovato il coltello a serramanico utilizzato per minacciare la vittima, gli indumenti indossati ed anche un fucile da caccia calibro 20 illegalmente detenuto. E sono scattate le manette.

TGCOM – 11 luglio 2009

Rabbioso o sadico: criminal profiling di uno stupratore

Pubblicato da: donnevittoriose su: Lunedì 6 Luglio 2009

Un interessante articolo che prova a tracciare una specie di “identikit” di violentatori. dv

Rabbioso o sadico: criminal profiling di uno stupratore

di Elisabetta Rotriquenz

.

.

06 Luglio 2009 – Negli ultimi sei mesi uno stupratore seriale ha aggredito almeno cinque ragazze nei garage condominiali. “Dammi le chiavi, non ti farò niente” , avrebbe detto alle ragazze per convincerle a non urlare, prima di bloccarle con il nastro e violentarle. Solo in un caso avrebbe impugnato un coltello. Così riporta la Repubblica del 5 luglio 2009.

Più in generale, chi è lo stupratore? È uno psicopatico che prova forti emozioni solo se umilia e domina una donna attraverso la violenza sessuale? È un uomo qualunque che, incapace di farsi valere nella vita quotidiana, si vendica delle sue frustrazioni su una sconosciuta? Quale potrebbe essere il criminal profiling di uno stupratore? Secondo Malamuth (1998) ciò che molti stupratori hanno in comune è l’ostilità elevata verso le donne. Alcuni studi hanno messo in evidenza come lo stupratore tenda a reagire con maggiore eccitazione sessuale a immagini di attività sessuale coercitiva (Lalumiere e Quinse, 1994).

Solitamente gli uomini sessualmente aggressivi tendono a presentare tratti della personalità antisociali e impulsivi (Crowell e Burgess, 1996). Oltre alle tendenze violente, gli stupratori possono avere specifiche difficoltà sessuali. Dai risultati di un ampio studio è emerso che gli uomini che avevano aggredito sessualmente delle donne avevano 3,5 volte maggiori probabilità di riferire la disfunzione erettile (Laumann, 1999).

Simon (1996) riporta come nella letteratura psichiatrica sono stati individuati quattro profili base, che caratterizzano il tipo di violentatore in base alla motivazione:il compensatore: lo stupro è di solito pianificato o premeditato. Il suo comportamento sessuale nei confronti della vittima è espressione di fantasie sessuali. Egli fantastica, o mette in pratica, perversioni sessuali come il voyeurismo, l’esibizionismo, il travestitismo, il feticismo, le telefonate oscene e pratiche masturbatorie stravaganti.

Uno stato di forte eccitazione sessuale può portare a una perdita di controllo e a una percezione deformata della realtà. È portato a vezzeggiare, accarezzare la vittima, magari nel tentativo di rassicurarla e forse di rassicurare anche se stesso. Spesso si verifica un’eiaculazione precoce. Questo tipo di stupratore cerca di compensare un grave senso di inadeguatezza e fallimento come maschio.

Lo sfruttatore: il comportamento sessuale si esprime in un atto impulsivo, predatorio. In questo caso l’atto ha uno scarso significato sul piano psicologico; lo stupro dipende dalla situazione e dall’occasione invece che da una fantasia inconscia. Il violentatore si aggira in cerca di una preda da sfruttare e, una volta trovata, intende costringerla a sottometterglisi. Non gli interessano lo stato di eccitazione della vittima e non vuole stabilire un rapporto con lei. Quando l’occasione si presenta probabilmente non è eccitato, ma la situazione stessa può far scattare l’eccitazione. Negli sfruttatori che hanno un basso grado di impulsività, il comportamento sessuale si manifesta in risposta a qualcosa che minaccia la loro immagine virile. Gli sfruttatori altamente impulsivi sono di solito personalità antisociali, psicopatici.

Il rabbioso: il comportamento sessuale esprime ira e rabbia. La vittima è l’oggetto spostato dell’aggressività del violentatore. Di solito, la rabbia nasce da rapporti infantili caratterizzati da maltrattamento e deprivazione. Gli atti aggressivi non hanno alcun aspetto erotico, perché lo stupratore è pervaso solo dal disprezzo e dall’odio. Tale odio per le donne può esprimersi dall’attacco verbale fino all’omicidio. Anche se il comportamento aggressivo può scattare a causa di fantasie sessuali, l’aggressione sessuale stessa è spesso priva di significato sessuale. Il violentatore può attaccare la vittima perché poco prima è stato insultato (o così gli è parso) oppure perché una figura femminile importante per lui lo ha respinto.

Il sadico: è sessualmente eccitato dalla sofferenza di un’altra persona. Tutti i violentatori provocano sofferenze alla vittima, ma solo i sadici infliggono intenzionalmente sofferenze psicologiche e fisiche per aumentare la propria eccitazione sessuale. Durante le loro aggressioni sessuali, il più delle volte compiono atti di crudeltà estrema. L’aspetto sessualmente eccitante dell’aggressione è legato al dolore o all’umiliazione inflitti alla vittima. Di solito questo comportamento quasi non conosce limiti e raggiunge apici di brutalità e violenza prima di placarsi.

I violentatori possono essere classificati ulteriormente in base al grado di motivazione aggressiva: si ha allora il tipo strumentale e il tipo espressivo. Il violentatore strumentale ha uno scopo prima di tutto sessuale. L’aggressività è il mezzo attraverso cui la vittima viene costretta all’acquiescenza. Il violentatore espressivo ha uno scopo anzitutto aggressivo e mira pertanto a fare del male alla vittima.

Strumentali sono le tipologie del compensatore e dello sfruttatore, mentre espressivi sono il rabbioso e il sadico. Le classificazioni possono essere ancora più precise tenendo conto del grado di impulsività presente in ciascuna tipologia. Il grado di impulsività dello stupratore si ricava, oltre che dal modus operandi, dal suo comportamento in aree estranee al reato, come il lavoro, i rapporti interpersonali, le decisioni economiche e altri eventi di vita.

Fonte: Tiscali Donna – http://donna.tiscali.it/articoli/psicologa/09/07/tipologie_stupratori_123.html

Su Facebook


La pagina dei fan delle Donne Vittoriose su


Clicca sull'immagine per diventare fan
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog