Donne Vittoriose

Donna incinta di sei mesi mette ko un rapinatore a colpi di Taekwondo

Pubblicato da: donnevittoriose su: domenica 7 febbraio 2010

“Una donna incinta da sola per strada… sarà tutto facile”. Saranno stati questi i pensieri di Leopoldo Pangilinan, 47 anni di Manila (Filippine), quando ha deciso di prendere di mira una giovane donna al sesto mese di gravidanza per le strade della capitale filippina.

Per sfortuna del malvivente – come riporta il Philippine Star – la vittima scelta era una cintura nera di taekwondo.

Clarissa De Guzman, 25 anni, stava tornando a casa a piedi lunedì sera quando il rapinatore si è fermato davanti a lei minacciandola con un coltello di 20 cm.

La donna ha però reagito immediatamente prendendo l’uomo a calci e pugni e facendolo cadere.

Quando il rapinatore ha tentato nuovamente di aggredire la donna, lei lo ha abbattuto con una rapida serie di calci al volto e all’addome.

L’uomo, rimasto ferito, è stato portato in ospedale e poi arrestato.

Fonte: Philippine Star – 31 luglio 2002
Traduzione di donnevittoriose.wordpress.

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Libera la donna che uccise il marito neonazi

Pubblicato da: donnevittoriose su: sabato 9 gennaio 2010

NEW YORK – Aveva ucciso il marito neonazi mentre dormiva, dopo anni di abusi fisici e psicologici, aiutando le autorità a scoprire un vero e proprio arsenale terroristico nascosto nel garage in grado di provocare uno sterminio di massa. Ma questa settimana un giudice del Maine ha stabilito che Amber Cummings non dovrà passare neppure un giorno dietro le sbarre.

Amber Cummings, 32 anni, ha ucciso il marito violento e con idee neonaziste. E' stata assolta da un giudice del Maine

La notizia, unica e rara nell’America del patibolo, arriva proprio mentre il Paese inaugura il nuovo anno con ben tre esecuzioni: di due afro-americani in Texas e Ohio e di un bianco in Louisiana.

Per la 32enne Amber il Pubblico Ministero aveva chiesto ben otto anni di carcere, ma, data la natura del caso, il giudice Jeffrey Hjelm ha deciso di risparmiarla. Avvallando la tesi della difesa secondo cui la donna, affetta da sindrome da moglie maltrattata, avrebbe agito per autodifesa.

La mattina del 9 dicembre 2009 Amber aveva freddato il marito James sparandogli due colpi in testa con la sua calibro 45 mentre l’uomo dormiva nella camera da letto della loro villa a Belfast, in Maine. “Il mio istinto iniziale era stato quello di suicidarmi”, ha spiegato Amber al giudice, “Ma l’idea di lasciare nostra figlia da sola in balia di quel mostro pedofilo mi ha trattenuta”.

Dopo la sua morte l’FBI ha rinvenuto libri, manuali e componenti (tra cui uranio impoverito) accumulati dal neonazista per costruire una ‘bomba sporca’, un rudimentale ordigno potenzialmente letale che aveva l’intenzione di usare per protestare contro l’elezione di Barack Obama. Oltre a bandiere con la croce uncinata e altri ammennicoli in omaggio ad Adolph Hitler, nel garage della sua casa le autorità hanno trovato anche materiale pedopornografico – un’altra sua ossessione – insieme alle prove che l’uomo aveva assoggettato la moglie e la figlia di 9 anni ad anni di inenarrabili torture.

“Era la personificazione stessa del male”, ha sostenuto durante il processo l’avvocato della difesa. Quando il giudice Hjelm ha lasciato il tribunale, una folla di sostenitori che sventolavano cartelli all’insegna dello slogan “Liberate Amber” è esplosa in un fragoroso applauso.

Fonte: Route66 – Il Corriere della Sera

http://route66.corriere.it/2010/01/libera_la_donna_che_uccise_il.html

Kimberly, l’eroina che ha fermato la strage di Fort Hood

Pubblicato da: donnevittoriose su: sabato 7 novembre 2009

Nonostante le ferite è riuscita a colpire l’autore dell’irruzione nella base texana

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Kimberly Munley

WASHINGTON – Una giovane poliziotta, Kimberly Munley, di 34 anni, una madre con una figlia di 3, è l’eroina di Fort Hood nel Texas. È stata lei a fermare, ferendolo gravemente in una fulminea sparatoria, Nidal Malik Hasan, l’autore della strage che ha fatto 13 morti e 28 feriti. Kimberly, un sergente della polizia civile nella grande base militare, è caduta a terra con due pallottole in una gamba e un polso perforato, ma con una pallottola al petto ha abbattuto Hasan, che aveva già esploso oltre 100 colpi contro le vittime. La poliziotta è fuori pericolo, in un ospedale dove sta subendo due operazioni chirurgiche, con il marito Matthew, un membro delle Forze speciali, e la bambina. Al suo sito Twitter sono già affluiti migliaia di auguri e ringraziamenti da tutta l’America.

ATTO DI EROISMO – «Ha dimostrato uno straordinario coraggio ed evitato una tragedia ancora più grave – ha detto il generale Robert Cone, il comandante di Fort Hood – ha compiuto un vero atto di eroismo a rischio della propria vita». La giovane, che ha il grado di sergente, era alla base nell’auto della polizia con un collega al volante. Ricevuto l’allarme alle 13,23, ha fatto irruzione sul luogo della strage alle 13,27, buttandosi fuori dalla macchina. Hasan, che stava inseguendo un ferito per finirlo, si è voltato e ha aperto il fuoco su di lei. Kimberly gli si è scagliata contro sparando. Non si sa quanti colpi l’omicida e lei abbiano esploso. Entrambi sono caduti a terra in una pozza di sangue. Un ufficiale medico è accorso, curando prima le ferite della poliziotta poi quelle, potenzialmente mortali, di Hasan. I due sono stati portati in elicottero a ospedali diversi. A causa delle sue cattive condizione, l’autore della strage non è ancora stato interrogato. La giovane si è limitata a dire: «Ho fatto il mio dovere».

LA SUA STORIA – Suo padre, Dennis Harbour, un ex sindaco di Carolina Beach, ha dichiarato di non essere rimasto sorpreso del coraggio della figlia. «E’ piccola di statura e minuta – ha riferito – ma è una straordinaria atleta e tiratrice. Fin da bambina ha fatto surfing e lotta giapponese ed è andata a caccia. Non ha mai avuto paura di nulla». Shaun Apler, un poliziotto di Wrightsville nella Nord Carolina, ricorda che Kimberly indossò la divisa a 25 anni e gli salvò la vita: «Un ricercato stava per spararmi, lei gli saltò addosso e lo buttò a terra. La chiamavamo il topolino che può». Nel 2002 la giovane si arruolò nell’esercito e venne mandata a Fort Hood, dove incontrò il futuro marito. Al principio del 2008, dopo il matrimonio e la nascita della figlia, ritornò a fare la poliziotta. Il generale Cone ha spiegato che Kimberley fu addestrata all’antiterrorismo: «Fece tanto bene che la prendemmo come istruttore. Nella polizia fa parte del team Swat, sa come agire in tragedie come questa. E’ un leader nato». Dal suo sito Twitter non si direbbe. Kimberley vi parla con amore della figlia, e con modestia del proprio lavoro: «Sono contenta se posso aiutare qualcuno nella vita». Maggiore aiuto a Fort Hood, ha concluso il generale, non poteva darlo. Quando visiterà la base, il presidente Obama si recherà da lei per ringraziarla.

Corriere della Sera – 07 novembre 2009

New York. Donna “schiaccia” il marito violento. Assolta per legittima difesa.

Pubblicato da: donnevittoriose su: giovedì 5 novembre 2009

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Una notizia che ha quasi dell’incredibile. A New York un uomo di 51 anni, R. Bonds, ha aggredito per strada la moglie Anna Rhinehert, 40 anni, con un pugno al volto dopo che quest’ultima ha scoperto un tradimento.
La donna, alta 1 metro e 90 e dal fisico atletico, ha però reagito prontamente ed è riuscita a far cadere per terra il marito. Quando questi ha cercato di attaccare nuovamente la donna, lei lo ha bloccato per terra ed è salita in piedi sul suo petto mentre indossava i tacchi alti.
L’uomo, di copertura piuttosto esile, non è riuscito a resistere alla violenta calpestata della moglie ed è morto in ospedale poche ore dopo per lo schiacciamento del torace.
La donna, inizialmente incriminata per omicidio volontario, è stata però assolta dalla corte per la quale si è semplicemente trattato di legittima difesa.

New York Times – 8 giugno 2003

Australia. Ragazza tedesca mette ko due rapinatori col karate

Pubblicato da: donnevittoriose su: giovedì 5 novembre 2009

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Juliana B., 20 anni, cintura nera di karate. Ha messo ko due rapinatori.

Due aspiranti rapinatori hanno preso di mira la vittima sbagliata lo scorso 24 ottobre ad Alice Springs, in Australia.

Una ragazza tedesca di 20 anni, Juliana B., si trovava in compagnia di una sua amica lungo un ponte pedonale quando sono state fermate da due uomini.

Gli uomini hanno chiesto loro una sigaretta. Alla risposta negativa uno di loro ha aggredito l’amica di Juliana.

Juliana, cintura nera di karate, ha sferrato tre pugni in faccia all’aggressore.  Quando le due ragazze hanno cercato di scappare sono state raggiunte dal secondo aggressore. Anche questa volta però, è stata determinante la reazione di Juliana che ha colpito l’aggressore con un calcio in testa.

La polizia ritiene molto probabile che, data la forza dei colpi inferti da Juliana, gli aggressori possano essere rimasti seriamente feriti, in particolare quello che ha subito il calcio in testa.

Gli investigatori hanno detto che la ragazza è stata molto coraggiosa ma invitano la gente a non reagire in questo modo se non si è esperti di arti marziali.

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